venerdì 20 marzo 2015

Brescia Art Marathon - 13 candeline , evidentemente non ancora maggiorenne.

Sono critico verso l’organizzazione della 13° BAM, sperando che queste critiche facciano crescere la voglia di rendere efficace ed efficiente il motore organizzativo.
Se ne parla da tempo, sperimentiamo Brescia ci siamo detti con un gruppo di amici del Cral Amps Enia….ok, via che si parte in “gemellaggio” con loro. Sveglia di buonora partendo da Parma, viaggio in pulmino 9 posti tranquillo.
Individuata la zona partenza, parcheggiamo un po’ lontano viste le auto presenti e ci dirigiamo verso il ritiro dei pettorali. Ci sono 2 ampie tende con calca di runners davanti a noi, almeno 6/7 metri ci separano dal bancone. Portiamo pazienza….ma visto che ci sono 3 gare (10 , 21 e 42 km) non c’è un tavolo dedicato alla distribuzione pettorali per ogni gara? Nessuna indicazione, chiediamo ai nostri vicini, nessuno sa nulla. Rimaniamo in fila. Dopo 25’ raggiungiamo l’agognato bancone, è il mio turno. Improvvisamente “sono finite le sacche gialle” dicono….ma come? Ed il cambio dove lo metto visto che l’organizzazione accetta solo sacche gialle? 5 minuti di caos, gli operatori nel pallone, telefonate , smarrimento, poi appare un cartone di sacche gialle da dietro le quinte e tutto riparte.

Maglietta taglia M, grazie: “sono finite”……datemi allora una S: “finite”.….ma come? Ho speso 25 €, almeno una maglietta su misura! Restano solo le L, enormi, importabili per me e molti altri che si infervorano anche urlando ed arrabbiandosi di brutto tirando di quelle bestemmie......!!!
Pazienza mi dico, cercherò un amico robusto a cui regalarla..….richiedo il biglietto della Metro per tornare dalla zona arrivo…..”eh, sono finiti anche quelli”!

Finiti? Ma come? Mi devo pagare anche il biglietto di ritorno della Metro? Non ci credo….ed invece si…. mi devo ricordare di mettere qualche € nella sacca gialla allora.

Esco dalla calca alle 8,40, un volontario con megafono urla “Consegna sacche gialle entro e non oltre le 9 in zona partenza , 300 mt oltre l’arco di partenza”.
Ma sta scherzando, vero? Altri almeno 50 atleti erano ancora in fila, se coloro che distribuiscono i pettorali non sono organizzati a dovere, perché dobbiamo correre prima ancora di partire?
Il pulmino era distante 700 mt, ci siamo fiondati , vestizione veloce, ritorno di corsa con sacca gialla in spalla fino ai camion , consegna con il fiatone alle 9,03 quasi puntuali.
E come noi , tanti altri per la mancanza di un buon flusso al ritiro pettorali.
Almeno avevo fatto riscaldamento…..con la sacca in spalla, ma riscaldamento l’ho fatto.
Ore 9,15 partenza, mi piace tutta questa folla esultante che inizia a correre, sento l’adrenalina crescere….600 metri di viale, curva e la strada si stringe, altra curva si stringe ancora e si crea un grosso imbuto. Proseguiamo, si stringe ancora, l’imbuto diventa un imbutino da laboratorio.
Fino al secondo km, tracciato incorribile per troppa gente e con curve, controcurve, strettoie, piloni sul marciapiede mal segnalati (fortuna che noi runners avvisiamo alzando la mano ‘palo’, ‘palo’, ‘pilone’ ‘occhio’, ‘attenti’ …ahia)….un susseguirsi di urla simili in parecchie stradine, auto parcheggiate che rendono la carreggiata improvvisamente stretta, gomitate contro specchietti delle auto (non ce ne vogliano)
Troppi runners in contemporanea, diventa anche pericoloso e non sicuro, non è accettabile….tante lamentele per questo confusionario percorso iniziale con alto numero di partecipanti, troppi!

Solo al 6° km sono riuscito ad impostare il mio passo da turista da 5’ / km, prima impossibile….essendo partiti tutti in contemporanea, anche la Easy Ten non competitiva, si può immaginare il caos e le diverse ‘velocità’ dei runner che c’erano sul percorso.
Scelta non azzeccata le partenze in simultanea.
Percorso che non ho ‘visto’ fino al 6°, carino in periferia della città verso le colline, ondulato con tratti in leggera salita e discesa.
Poi tutto ok fino all’arrivo, taglio il traguardo, mi guardo attorno…..ed il ristoro dov’è?
Chiedo ad un paio di runner….boh, non lo sanno…chiedo ancora….nulla….poi, un cartello A4 semi piegato individuato dopo avere guardato dappertutto (ma forse ero un poco stordito dalla fatica) indica ristoro a 300 mt nell’altra piazza a fianco. Vero, altri runners andavano in quella direzione, ma non li avevo notati causa tende di massaggiatori piene di persone in coda.
Ok, che bello, liquidi finalmente…ci incamminiamo fino alla piazza dove sono presenti alcuni gazebo con naturale calca di runner alla ricerca di recupero energie.
Arrivo dal primo gazebo, faccio la fila con calma, arrivo al bancone e chiedo un bicchiere di thè….”no guardi, qui c’è solo da mangiare, le bevande sono nell’altro più avanti 20 metri”….ok, mi sono preso un pezzo di torta, ma mettere cartelli ben visibili sul frontalino del gazebo no??
Altro gazebo, altra coda per prendere un bicchiere di thè, ce l’ho fatta finalmente!!

Recupero della sacca, cambio dei vestiti, ritorno in Metro con biglietto che mi sono pagato (mentre doveva essere a carico dell’organizzazione), usciamo dalla metro ed ora finalmente una bella e meritata doccia….ma… dov’è il ‘centro natatorio di Mompiano’ indicacatoci a poca distanza dalla partenza della corsa, in via Stadio?
Nessuna indicazione, tutto ormai alla partenza già smantellato, i pochi operatori non sapevano nulla, chiediamo ad almeno a 5 persone.…boh…. raggiungiamo prima il pulmino poi, grazie allo smartphone, troviamo (a 600mt dalla partenza, in altra strada) la piscina dove potere fare una meritata doccia!! Anche qui, qualche indicazione supplementare appena usciti dalla Metro no, vero?
Consolazione finale, pizza e birra in buona compagnia.

Alla fine, rimane un po’ di amarezza, la corsa e l’organizzazione devono darti soddisfazione e meritare il viaggio…...per quanto mi riguarda, Brescia Art Marathon per i prossimi anni è già cancellata dal mio calendario personale, magari al raggiungimento della loro maggior età…chissà!

Marco


Nessun commento:

Posta un commento